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Progetto Suono vista e raccontata dai soci fondatori : “25 anni e non sentirli”
Ecco Progetto Suono
Il Centro sperimentale di didattica e divulgazione musicale Progetto Suono ha una data di nascita ben precisa. E non è quella inserita nell’atto costitutivo. Marilena e Rocco Ottanà, da sempre le braccia operative e il cuore pulsante dell’organizzazione, per non dire la mamma e il papà della scuola di musica, ce l’hanno bene impressa in mente.
“Era il 28 agosto 1990; all’epoca ero presidente dell’Associazione Cargo Music – ricorda Rocco – e ho interpellato Giulia Pino per realizzare un progetto musicale autonomo, del quale parlavamo da tempo. Lei mi ha messo in contatto con altre tre amiche e compagne di studi, tutte con idee di didattica musicale innovative, e abbiamo deciso di affidare loro la direzione didattica”.
Poche settimane dopo è arrivata la proposta di ospitalità gratuita per due anni nei locali dell’Ente Nazionale Acli Istruzione Professionale, diretta da Franco Diliberto, e con la sede assicurata, la nave è salpata dal porto, per un viaggio che dopo 25 anni è ancora in corso.
“Quando penso a come siamo partiti – sottolinea Marilena – credo che la chiave di volta di questa meravigliosa esperienza sia riassumibile nella parola fiducia. La fiducia che ci hanno dato concedendoci gratuitamente una sede, la fiducia che ci siamo dati reciprocamente dopo questo incontro irripetibile tra sinergie diverse ma complementari”.
Da lì in avanti è stato tutto un inaspettato crescendo, con classi sempre più numerose, il moltiplicarsi di anno in anno delle iniziative e dei corsi, una diversificazione che ha portato a cambiare sede per accogliere un numero sempre maggiore di studenti, fino ad arrivare al 2001 e all’inaugurazione di quella che è l’attuale “casa” della scuola, in Via Macello Vecchio 3, a pochi passi dal belvedere di Cristo Re, uno dei punti più panoramici di Messina. In quasi 400 metri quadri trovano posto: auditorium, sale prove per gli associati, nove aule attrezzate con strumentario didattico, strumenti musicali classici e moderni, impianti di amplificazione, biblioteca, aula informatica, archivio e laboratorio di riparazione di strumenti musicali.
Ma il 2001 è stato anche l’anno in cui il gruppo delle insegnanti storiche e fondatrici ha cominciato a perdere pezzi, con le prime partenze per motivi di lavoro e di crescita professionale personale. “Per noi è stato un brutto colpo, ci siamo sentiti persi. Ma è stata anche l’occasione – continuano Rocco e Marilena – per pensare a come dare nuova linfa vitale al progetto, soprattutto dopo il 2008, quando a complicare il quadro è intervenuta l’istituzione delle scuole medie a indirizzo musicale”; fermo restando che Liliana Minutoli e Giulia Pino ancor oggi, quando necessita, offrono alle attività del Centro il loro contributo, “unico” in termini di qualità e professionalità,.
Qui comincia la seconda vita di Progetto Suono, che dopo aver toccato i 250 iscritti ed esserci specializzata nell’insegnamento della musica e della musica d’insieme, nel teatro musicale, nel coro di voci bianche e nelle master-class di jazz e di rock e pop, ottiene l’accreditamento presso la Regione Siciliana, come Ente di Formazione Professionale. Sottoscrive convenzione con l’Istituto Superiore di Studi Musicali Tchaikovsky di Nocera Terinese (Catanzaro) per i corsi pre-accademici, con il Politecnico Internazionale Scientia et Ars di Vibo Valentia e diventa l’unico centro messinese come sede abilitata a sostenere gli esami di musica del Trinity College London (realtà che, in alternativa ai percorsi istituzionali del Conservatorio, andrà a rilasciare diplomi di strumento equiparati e riconosciuti internazionalmente).
Ma nel frattempo le strade intraprese nel segno della contaminazione tra musica e teatro, continuano ad essere battute sia con il regista Vincenzo Tripodo e la sua palestra di talenti “ActorGym”, sia con il regista e attore Sasà Neri e la compagnia de “La Luna Obliqua”, dalle cui costole sono nate la scuola di musical “Compagnia dei balocchi” ed “Esostheatre” – il Teatro degli Esoscheletri.
Ma il futuro ha in serbo ancora tante sorprese.
“C’è in ballo la realizzazione di una piccola stagione musicale e teatrale nel nostro auditorium interno, che vorremmo aprire anche a collaborazioni esterne. Vogliamo riprendere con il teatro musicale e l’opera per ragazzi, con la fondamentale collaborazione di Agnese Carrubba, Federica D’Andrea, Cecilia Foti e Mariachiara Millimaggi, attuali insegnanti di Progetto Suono, cresciute fin da piccole nelle nostre sale; allieve delle nostre insegnanti storiche”.
Sono loro l’anello di congiunzione tra il passato e il futuro. Un futuro che si apre a progetti innovativi e che continua a guardare avanti, senza dimenticare i 25 anni di strada percorsa insieme. Sono loro l’orgoglio di Progetto Suono perché incarnano le vere finalità del Centro: formazione con conoscenze di base, stabilizzazione di competenze settoriali e specializzazione nelle discipline prescelte.
Il futuro? “Il futuro è, anche, un ‘‘Castello … in Aria”: progetto di attività biennale che, tra laboratori, mostre, concerti e sagre, ci vedrà impegnati al “Castello di Bauso” di Villafranca Tirrena grazie alla disponibilità dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione e della Soprintendenza Beni Culturali di Messina, per un progetto che ha ottenuto il finanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e che fruisce del partenariato del Comune di Villafranca Tirrena”.

Liliana: “20 anni di Progetto Suono tra libri, premi, lasciti personali e progetti sociali”

Non un’associazione casuale di persone, idee, intenti, ma una scelta precisa. Tra cervelli e cuore, ideali e programmi. È nato così, secondo Liliana Minutoli Progetto Suono. Il suo è un altro dei racconti raccolti dal team originario della scuola di musica.Messinese trapiantata a Palermo, fondatrice, insegnante storica e fino al 2010 presidente di Progetto Suono, oggi, come le altre tre ideatrici, vive lontano dallo Stretto e si occupa di formazione per il Ministero dell’Istruzione. Ma i 20 anni trascorsi a Progetto Suono non li scorda. Anzi.

“Se qualcuno ci avesse detto dove saremmo arrivate, probabilmente non ci avremmo creduto. Sono stati anni faticosissimi ma anche ricchi di soddisfazioni: abbiamo introdotto la novità della Propedeutica Musicale e lo studio dello Strumento musicale fin dai 5 anni con un metodo innovativo che non prevede il solfeggio parlato; abbiamo scritto a quattro mani con Ippolita Papale il libro “Ritmo e mix”, frutto delle nostre ricerche ma anche dell’esperienza didattica maturata sul campo; abbiamo introdotto la Scuola di Musical nel 2000, quando ancora i talent show non esistevano, con più di 200 iscritti alle prime audizioni. Ma soprattutto, per molti anni Progetto Suono è stata, dopo la The Brass Group di Palermo, la scuola di jazz più quotata di tutta la Sicilia”.

I ricordi di Liliana procedono veloci, tra lampi improvvisi, picchi d’orgoglio e riflessioni più attente.

Tra i lampi ci sono i premi vinti dalla Progetto Suono Young Band: premio del Presidente della Camera al concorso per scuole di Altomonte, secondo e terzo premio al Disma music Show di Rimini, la partecipazione a Rai News Generation di Radio Rai 1.

Per toccare la corda dell’orgoglio, invece, basta fare i nomi di quattro ex allieve, ora insegnanti a Progetto Suono: Agnese, Maria Chiara, Federica, Cecilia. “Loro sono il nostro più grande lascito. Hanno sostituito me e le altre le tre insegnanti storiche alla guida dei corsi. Da un lato sono state formate da noi per fare le operatrici musicali, dall’altro proseguono con i concerti e le audizioni, tanto da essere arrivate per due volte a un passo dalla rosa finale dei partecipati a X Factor. Con i loro talento e la loro devozione stanno tenendo in piedi Progetto Suono”.

Sul fronte della riflessione, sono le attività con un forte impatto socio-culturale ad intrigarla particolarmente. E in questa scelta, la sua doppia formazione, di musicista e sociologa, incide parecchio.

“Abbiamo portato avanti progetti di formazione nei Comuni, nei centri sociali, nella comunità terapeutica Faro, specializzata nel recupero di tossicodipendenti. La nostra ambizione era far star meglio attraverso la musica, con un approccio che alternava il gioco e la riflessione sulla propria condizione, anche con tecniche e modalità da Consueling, di cui adesso mi occupo a Palermo. Alcuni ragazzi ospiti della comunità hanno anche partecipato alle attività di Progetto Suono in quel periodo. Uno di loro, Gino, doveva essere tra i protagonisti del nostro primo musical, Grease, e ha provato anche a fare l’operatore musicale”.

Se qualcosa è mancato in questi anni, a suo dire, sono stati gli investimenti in informatica e tecnologia, ma solo per l’oggettiva carenza di risorse. “Ma abbiamo fatto la differenza a Messina, portando innovazioni in materia di didattica musicale già dagli anni Ottanta. Basta dire che a Progetto Suono ha insegnato anche una personalità del jazz mondiale come la pianista, cantante, compositrice e arrangiatrice Daniela Schächter, che ci ricorda sempre quanto di quell’esperienza abbia portato con sé negli Stati Uniti. Messina è una città che si lagna sempre, eppure noi siamo la prova vivente di come si possa riuscire a realizzare i propri sogni senza fondi, dando fiducia alla gente, con entusiasmo e passione”.

La voce di Liliana Minutoli si fa più incerta quando le si chiede di guardare al futuro: “Non riesco immaginare un futuro dai contorni definiti, né per Progetto Suono né per la musica in generale. Lo spirito da Peter Pan di Rocco Attanà serve, anzi è indispensabile per proseguire con questa avventura, come anche la formazione continua del nuovo staff docenti, per il quale è imprescindibile tenersi aggiornato e stare al passo con i tempi, nel rispetto della storia di questo progetto ma ancora di più dei ragazzi che seguono. Certo, non è facile e non lo è mai stato. Ma se si pensa ai risultati, il gioco vale la candela”.

E i successi più belli di Progetto Suono secondo Liliana si riassumono in tre storie diverse ma tutte emblematiche: quella di Damiano Miceli, produttore discografico per un’etichetta d’avanguardia a Roma, che ha seguito fin dalla propedeutica musicale i corsi della scuola di musica, dove ha cominciato anche a studiare batteria e probabilmente si è accostato per la prima volta all’organizzazione degli eventi musicali. Poi c’è il sassofonista Nicola Caminiti, il classico bambino prodigio, alunno di Maurizio Maugeri, nominato primo talento under 26 tra tutti i conservatori d’Italia, che di recente ha suonato anche a New York e dove adesso prosegue gli studi da vincitore di borsa di studio a Manhattan. Infine Cecilia Foti, attrice di nuova drammaturgia, cantante e insegnante. A differenza degli altri, ha cominciato il percorso a Progetto Suono a circa 20 anni, ma si è da subito distinta, anche come organizzatrice e assistente del direttivo, ma soprattutto in occasione delle intersezioni tra musica e teatro, attività che porta avanti insieme a Scena Verticale, compagnia di Saverio La Ruina e Dario De Luca.

Tre storie e un’identica matrice: la gioia di fare e vivere la musica. Il marchio di fabbrica di Progetto Suono.

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Giulia Pino: “Progetto Suono nasce da una sinergia magica, fondata su un’idea di didattica musicale innovativa”

Una “sinergia magica”, alimentata da un forte legame affettivo e da un modello di didattica musicale in cui tutti i fondatori credevano (e credono) fortemente. Giulia Pino, una delle fondatrici e insegnante storica di Progetto Suono, definisce così la scuola di musica nata a Messina 25 anni fa.
Ha fatto parte del team di quattro amiche e compagne di studi che hanno plasmato il progetto didattico originale, sull’onda di idee che all’epoca stentavano a fare breccia nel mondo dei conservatori e degli insegnanti di musica vecchio stile, e si potevano definire a buona ragione innovative. Per Progetto Suono si è occupata dell’insegnamento della musica d’insieme e del coro di voci bianche, che ha diretto a lungo, prima di trasferirsi lontano da Messina.
Ripercorrere la storia della scuola di musica significa per lei rivivere un tratto della sua vita ricco di eventi, sfide e novità.
“A un certo punto si è presentata, attraverso Marilena e Rocco, la possibilità di dare concretezza all’idea di didattica musicale che accomunava me e altre tre amiche. Loro hanno messo la sede e la macchina organizzativa; Liliana Minutoli, Ippolita Papale, Cinzia Bontempo e io abbiamo costruito il progetto didattico, partendo da una tesi-ricerca fondata sulla valorizzazione dell’importanza di un percorso di insegnamento complessivo, per avvicinare i bambini fin dai tre anni, ma anche gli adulti, allo studio della musica a tutto tondo”.
L’attività di ricerca è proseguita, così come la progettazione di percorsi ispirati sempre al medesimo principio: “liberare” lo studio della musica dalla “dittatura del solfeggio” e fondarlo su tre principi fondamentali: un approccio strumentale non tradizionale, dalla pratica alla teoria; la centralità della musica d’insieme come l’altra faccia della medaglia rispetto all’approccio solipsistico tradizionale; la didattica ispirata all’approccio gioioso e fantasioso alle note.
“Questi tre elementi segnavano la differenza fondamentale rispetto ai conservatori, insieme al dialogo costante con altri linguaggi artistici, dalla pittura al teatro, inteso sia come opera che come musical. Venticinque anni fa – sottolinea Giulia – si trattava indubbiamente di una novità, di un approccio globale agli studi musicali che guardava all’educazione integrale dell’allievo. Ma non dimenticavamo anche di fornire una formazione strumentale anche nel genere jazz di alto profilo, con masterclasses che avevano come protagonisti insegnanti plurititolati e che registravano il pienone di iscritti”.
E i risultati – e le soddisfazioni – nel corso degli anni sono stati tanti e si possono riassumere in nomi, volti e storie. “Il pensiero va innanzitutto al pianista Nino Fiumara, che risultò da subito molto dotato, cominciò con Progetto Suono per poi terminare gli studi di pianoforte in conservatorio. Bene, nel giugno 2015 ha ricevuto il Premio Abbado, riservato ai migliori allievi dei conservatori italiani. Poi c’è Agnese Carrubba, cantante, pianista e arrangiatrice per ensemble vocali, una mia allieva che ha preso le redini del coro di voci bianche di Progetto Suono, che ho fondato e diretto fino alla mia partenza da Messina. Ma la prova concreta della validità del nostro percorso didattico per me ha il volto di un altro bambino: Salvatore La Rosa. Ha cominciato da noi a quattro-cinque anni, con evidenti difficoltà anche nell’acquisizione del linguaggio musicale di base, ma con una forte motivazione. È partito dalla propedeutica musicale, poi è passato allo studio del pianoforte e infine, a circa 13 anni, si è innamorato del contrabbasso. Bene, in quattro anni si è diplomato al conservatorio e adesso si trova a Londra, alla Royal Academy of Music. Il suo è l’esempio lampante di come non occorre essere super dotati o con l’orecchio assoluto per raggiungere grandi risultati e di quanto può risultare vincente un approccio complessivo allo studio della musica”.
Ma per qualcuno che ce l’ha fatta a trasformare la musica nella sua professione, tanti altri hanno proseguito per altre strade, com’è naturale. “Quando i percorsi tradizionali al Conservatorio si concludono, spesso per frustrazione, per stanchezza, per rabbia si abbandonano gli strumenti in un cassetto e si sviluppa una sorta di rifiuto per la musica. La scommessa vincente di Progetto Suono è stata invece esattamente all’opposto di questa tendenza – continua Giulia – ovvero far avvicinare il maggior numero possibile di persone alla musica per trasmettere la gioia dell’ascolto, della comprensione e dell’esecuzione, anche unicamente amatoriale, anche nel salotto di casa propria. Perché è chiaro che vivere di musica non è da tutti, ma amarla e apprezzarla sì. Noi abbiamo provato a farlo, sempre orgogliosamente senza legarci a logiche politiche e senza finanziamenti di alcun tipo, salvo rari e pochi contributi spot.Noi non abbiamo avuto nessun aiuto e anche riuscire a sopravvivere in questa realtà senza fondi pubblici, con picchi di 250 allievi, è stata una scommessa che considero vinta”.
Oggi Giulia Pino vive e lavora da anni lontano da Messina, a Bergamo, dove fin dal momento del suo arrivo è stata riconosciuta come un’innovatrice in materia di didattica musicale. Le aspettative alte che aveva su una realtà geograficamente molto più vicina ai templi musicali mondiali è stata un po’ delusa: “Mi sono scontrata fin da subito con un’ingessatura, con un approccio molto più tradizionale rispetto a quello che avevamo portato avanti a Progetto Suono e anche oggi, eccetto realtà di altissimo profilo, le scuole pubbliche sono ancora molto indietro in tema di didattica musicale. Noi a Messina, nel nostro piccolo, siamo stati i precursori delle novità introdotte con l’istituzione dei Licei musicali e delle scuole medie a indirizzo musicale. I genitori dei nostri allievi, quando andavano male a scuola, li minacciavano vietandogli Progetto Suono, che per i ragazzi era un momento di svago, di gioia, di allegria, anche e soprattutto quando sono cominciate a nascere le piccole band”.
Se un rimpianto c’è, è solo quello di non aver avuto le risorse economiche necessarie per arricchire la strumentazione, per fare qualche insonorizzazione in più e per allestire con maggiore serenità gli eventi. “Ma nonostante tutto siamo riusciti a portare a casa spettacoli di grande qualità”. E la mente e il cuore volano immediatamente a Grease, lo spettacolo con cui Progetto Suono ha celebrato il suo decennale. “Per me è stata un’esperienza unica. Riprodurla oggi sarebbe difficile, ma sono certa che il nostro sogno continuerà ancora, sulle gambe di Rocco e Marilena”.

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Ippolita Papale: “Dal virus della didattica alternativa ai musical. I miei 10 anni a Progetto Suono”

“Eravamo quattro amiche che si nutrivano di didattica musicale sperimentale. Anzi, proprio con il virus della didattica alternativa. Quattro compagne di studi che hanno trovato due persone con una sede per risolvere i problemi di logistica e organizzativi. Progetto Suono è nato così. Eravamo giovani, ci siamo fatti le ossa imparando e sbagliando tanto”.
A raccontare i primi passi di Progetto Suono, questa volta, è Ippolita Papale, pianista e divulgatrice musicale, tra le fondatrici e le insegnanti storiche di Progetto Suono, almeno fino alla sua partenza da Messina, che risale al 2000. Nella “fucina” musicale messinese si occupava soprattutto di didattica musicale, per bambini e adulti.
“Ci accomunava un’idea di didattica alternativa che partiva dalla constatazione di come la didattica tradizionale del conservatorio vanificasse le potenzialità musicali della maggior parte delle persone, in favore dei musicisti particolarmente dotati”.
Un approccio che Ippolita Papale, Giulia Pino, Liliana Minutoli e Cinzia Bontempo volevano ribaltare, promuovendo un tipo di didattica musicale che non passava solo dallo studio dello strumento e dal solfeggio, approccio meccanico allo studio, ma preferibilmente dalla musica d’insieme.
Per far crescere e sedimentare questa idea hanno scelto di partire dai più piccoli, i bambini dai tre anni in su. “Il primo passo era farli approcciare allo studio della musica attraverso la riproduzione dei suoni che conoscevano, farli familiarizzare con il linguaggio musicale affiancandolo a linguaggi più facilmente intellegibili, come quello dei colori. Ma anche la lettura della musica era affrontata in maniera diversa dal solfeggio tradizionale. Con Liliana abbiamo scritto un metodo specifico a riguardo, impegnandoci a promuoverlo anche presso i docenti di musica. Ci siamo date un obiettivo: far capire che la musica è un linguaggio da imparare, come tanti altri, e per farlo siamo andate anche nelle scuole, nei centri di prima accoglienza, nelle strutture per tossicodipendenti”.
Il suo cruccio è che la musica è uno dei tanti Made in Italy di cui dovremmo, ma non sappiamo fino in fondo, fregiarci. “Le note, il linguaggio musicale, l’opera sono nati in Italia eppure in questa nazione si perpetra il peccato originale di non dare grande spazio alla didattica musicale. Certo, oggi sono stati fatti passi in avanti con la creazione dei Licei musicali, ma il gap resta e si avvertiva a maggior ragione 25 anni fa, quando abbiamo cominciato. Anzi, l’approccio che abbiamo ideato e realizzato a Progetto Suono per certi versi è ancora un po’ raro, anche a Roma, dove mi sono trasferita e lavoro con lezioni di approccio musicale non convenzionale nelle librerie, con ricerche sulla musica con il tablet e le applicazione, occupandomi delle implicazioni musicali nei progetti di rigenerazione urbana e di sharing economy”.
Quello che considera il suo successo è, invece, il fatto che i suoi alunni di Messina non abbiano proseguito nella carriera musicale. “Può sembrare paradossale – sottolinea Ippolita – ma lo spirito di Progetto Suono era proprio trasmettere l’amore per la musica come elemento fondamentale della vita personale, prima ancora che lavorativa. La musica è uno strumento, non un fine. L’esempio che facevamo sempre ai nostri studenti era questo: se guardi un quadro, sei in grado di distinguere i colori, le forme, la prospettiva. Se ascolti un brano musicale deve capire cosa ascolti e riconoscerne gli elementi essenziali, la melodia, la ritmica, l’andamento”.
Se dovesse immaginare il passaggio, le sliding doors, in cui il futuro di Progetto Suono sarebbe potuto cambiare, Ippolita non ha dubbi: “Tra il 1994 e il 1998, con Gaetano Giunta assessore alle Politiche Sociali, Giovanili ed educative del Comune di Messina, avevamo cominciato a instaurare un dialogo. All’epoca il Conservatorio ci guardava con simpatia, per loro eravamo un vivaio da cui attingere e anche la Fonazione Bonino Puleio ci aveva concesso un finanziamento piccolo, niente di strutturale ma comunque un segnale. Poi la giunta è caduta, con i progetti su cui ci stavamo confrontando. Se fosse durata forse sarebbe cambiata la storia di Progetto Suono”.
Da quel momento in poi, invece, è cominciata la “diaspora” delle fondatrici: Cinzia si è trasferita in Germania, Giulia a Bergamo, Liliana a Palermo, Ippolita a Roma. “Se tutte noi siamo partite da Messina un motivo ci sarà, ormai ci stava un po’ stretta. Ma Progetto Suono mi è rimasto nel cuore, sono stati anni bellissimi, i primi, in cui tutto era nuovo e da costruire, così come l’ultimo, con uno straordinario Grease, con la collaborazione di Vincenzo Tripodo, un regista straordinario e catalizzatore di competenze diverse. I miei 10 anni di Progetto Suono, dal 1990 al 2000, sono a tutti gli effetti una parte di me”.

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